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Portale cittadino di Villa Caldari a cura di Enrico Bianco e Andrea Argentini.

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Storia

Il comune di Caldari

Con le leggi francesi sull'abolizione del feudalesimo e con il passaggio dei beni ecclesiastici al demanio comunale si crearono i presupposti per la nascita del comune di Caldari. Le tendenze autonomistiche, infatti, cominciarono a manifestarsi dal 1750 quando i caldaresi avevano raggiunto un adeguato sviluppo e rivolsero un'istanza al re di Napoli Carlo III di Borbone per potersi staccare dal comune di Ortona. Il re però, dietro le pressioni dei Decurioni ortonesi, non acconsentì alla richiesta. All'inizio del XIX secolo fu anche preparata un'adeguata documentazione con lo scopo di motivare la richiesta di autonomia di Caldari e delle tre Ville ossia Villa Torre, Rogatti e Iubatti. Nella documentazione veniva messo in risalto che il numero della popolazione era sufficiente per far fronte alle spese comunali. Queste ragioni vennero accolte dal Consiglio dell'Intendenza di Chieti che, con documento del 22 gennaio 1811, invitava il sindaco di Ortona a predisporre gli atti dovuti per l'attuazione della scissione. Il Ministro degli Interni di Napoli approvò la formazione del comune di Caldari con atto del 30 marzo 1811, seguito dall'ordinanza del 10 aprile ad opera dell'Intendenza di Chieti. Successivamente, anche nell'ambito di un progetto di riforma delle Amministrazioni comunali, Ferdinando II decretò la riaggregazione ad Ortona del comune di Caldari, a partire dal 1 gennaio 1840.
Fonte: libro "Storia e tradizioni nel territorio di Caldari" di Edgardo Giangrande (1996).

 

Il Tratturello

Il Tratturello, che attraversa la stazione di Caldari e tocca il paese, esiste da tempo immemorabile, fin dalla Preistoria. Questa strada è così chiamata, per distinguerla dal Tratturo magno di Sulmona ed altri tratturi più importanti. Dall'avvento dei Sanniti (Frentani in particolare) fino a periodi storici più recenti, esso è stato assidualmente percorso da ogni sorta di viaggiatore. C'è da ricordare che, la Principessa Santa Brigida di Svezia, personaggio di rilievo della storia e della politica del XIV secolo, transitò certamente per quella strada. Proveniente da Roma, Passolanciano, Pennapiedimonte; dopo essersi fermata ad Arielli (ultima tappa, prima di Ortona), dove esisteva un ricovero per i pellegrini, sarà senz'altro passata per Caldari percorrendo il Tratturello. A tutt'oggi, la strada del Tratturello rappresenta una essenziale via di collegamento sia con la Statale Marrucina, sia con la provinciale per Lanciano.
Fonte: libro "Storia e tradizioni nel territorio di Caldari" di Edgardo Giangrande (1996).
 

L'incendio del comune di Ortona

Il 19 aprile del 1885, in piena crisi agraria, che stava ormai attanagliando anche l'Abruzzo, e che darà inizio al flusso migratorio, si ripeté uno di quegli episodi di violenza, che già si erano avuti nei secoli precedenti: l'incendio del Comune. Infatti, dice la cronaca: « Il 19 aprile 1885, nell'ora mattutina si riunirono nel largo di San Rocco fuori Porta Caldari diversi contadini delle ville e pochi artieri di Ortona, per iniziare una dimostrazione contro la tassa del focatico, è notevole osservare che fin allora questa era un semplice progetto. Verso le nove e mezzo si mossero portando avanti un quadro col ritratto del Re e due bandiere. Essendo giorno di mercato, la turba quando più si avvicinava alla piazza più aumentava di numero ed entusiasmo e gli animi sempre più si eccitavano. In piazza le grida divennero assordanti e la folla si riversò alla porta del palazzo municipale guardato dal maresciallo dei carabinieri e guardie municipali. Si cominciò una colluttazione tra il popolo e la forza pubblica: vista l'esasperazione, il maresciallo ordinò ai suoi militi di andare a prendere le armi in caserma. Il popolo approfittò del momento per abbattere un cancello di ferro che stava nell'antico ufficio postale ed entrò, scassinando anche la porta del Municipio, permettendo ad una fiumana di gente di salire sul palazzo ove avvenne una devastazione generale. Si gettarono in piazza sedie, sofà, altri mobili, i registri dello stato civile, quello catastale, oltre undici pergamene che erano chiuse nell'archivio. Il tutto fu in un periodo di tempo così breve che i carabinieri giunsero dopo che tutto fosse compiuto o quasi. Incominciati gli arresti avvenne un fuggi fuggi. In Piazza intanto ed in una delle sale del Municipio ardevano delle carte e veniva fumo da ogni parte. Furono spente le fiamme e salvata molta roba dal buon volere di diversi cittadini. Nella giornata venne da Lanciano il procuratore del Re, il giudice istruttore e circa cinquanta arresti vennero eseguiti fra cui non pochi innocenti... La causa a tutti è nota, il progetto d'imposizione della tassa di famiglia, che il sindaco de Ritis aveva in quel tempo ventilato...»
Fonte: sito web "Costa dei Trabocchi". Autore: Nicola Iubatti.